sessione a Montorfano del 7 maggio 2017

Il testo-pretesto proposto da Maria era il seguente:

Le parole chiave del processo valutativo non sono riconoscere, riprodurre, scegliere, rispondere, bensì divengono inventare, ricercare, applicare, rielaborare.”

La conduzione è stata per lo più di Maria, anche se dall’inizio abbiamo concordato che tutti eravamo facilitatori (considerato anche il piccolo numero dei presenti, 6).

Tante le domande e tutte formulate individualmente.

Tra le parole chiave, oltre a “valutazione”, come ovvio, la parola “processo” e il rapporto “chi” e “cosa” valuta.

La discussione, molto ricca (durata circa un’ora), si è focalizzata su una prima distinzione tra “valutare ” e “giudicare”. Dove il valutare, tutti hanno riconosciuto, essere più un processo, che implica una o più relazioni, un tempo più dilatato, una complessità di elementi che si possono prendere in considerazione. E soprattutto “valutare” significa “dare valore” e quindi “valorizzare”. Giudizio e misurazione, imbuti dentro i quali l’esperienza scolastica è costretta a precipitare, sono invece altra cosa.

 

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