Sessione a Montorfano del 22-04-2018 – Competizione o cooperazione?

La sessione, fatto inedito, aveva un titolo: COMPETIZIONE O COOPERAZIONE?

Erano presenti circa tredici persone (Maria, Manuela, Cristina, Lorena, Michela, Cristina, Gabriele, Eugenio, Paolo, Giovanni, Fausto, Fabio), facilitava Marco. Siamo partiti dalla lettura di un testo pretesto tratto da “Lettera a una professoressa” (Scuola di Barbiana):

 

ragazzi maestri

L’anno dopo ero maestro. Cioè lo ero tre mezze giornate la settimana. Insegnavo geografia matematica e francese a prima media. Per scorrere un atlante o spiegare le frazioni non occorre la laurea. Se sbagliavo qualcosa poco male. Era un sollievo per i ragazzi. Si cercava insieme. Le ore passavano serene senza paura e senza soggezione. Lei non sa fare scuola come me.

politica o avarizia

Poi insegnando imparavo tante cose. Per esempio ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia. Dall’avarizia non ero mica vaccinato. Sotto gli esami avevo voglia di mandare al diavolo i piccoli e studiare per me. Ero un ragazzo come i vostri, ma lassù non lo potevo confessare né agli altri né a me stesso. Mi toccava esser generoso anche quando non ero. A voi vi parrà poco. Ma coi vostri ragazzi fate meno. Non gli chiedete nulla. Li invitate soltanto a farsi strada.

 

L’agenda presentava una notevole varietà, forse in ragione di un testo molto denso. Quando il facilitatore ha chiesto se vi erano delle domande di chiarimento rispetto all’agenda, la discussione è partita seguendo un ventaglio frastagliato di direzioni.

È stato proposto all’inizio il tema del contrasto tra individuo e collettività: può il collettivo essere una finalità? Eugenio ha messo in evidenza come anche la collettività spesso riproduca su scala più grande l’egoismo dell’individuo.

Cristina ha avanzato delle perplessità rispetto a quel “tutti insieme” del testo-pretesto. Da qui la discussione si è aperta alla nozione di confine: quel “sortirne tutti insieme dai problemi che è la politica” implica che dobbiamo prestare ascolto anche al mondo animale o in senso ancor più largo all’ambiente? Dobbiamo includere tutto e quindi – Fabio suggeriva – dobbiamo dialogare anche con i nazisti? Quali criteri darsi nello stabilire dei confini?

Forse – ha affermato Paolo – più che a dei confini occorre fare riferimento ad un comune orizzonte culturale che condivida la ricerca di ciò che è buono per tutti.

Una mezz’ora circa è stata riservata alla valutazione della sessione, che a Manuela e Giovanni soprattutto è sembrata alquanto confusa, mentre secondo Cristina non siamo riusciti a scegliere un vero piano di discussione.

Il facilitatore in conclusione ha chiesto ai presenti se, a partire da quanto emerso nella discussione, avessero un tema da proporre per la prossima sessione. Giovanni ha allora avanzato la proposta di un tema che tenesse insieme la parola confine (come qualcosa che segna una demarcazione netta) e la parola orizzonte (come concetto contrapposto perché indica una demarcazione più sfumata).

In allegato l’agenda e gli appunti della discussione presi dal facilitatore.

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